martedì 24 settembre 2019

Agricoltura, legge su stop alle vendite sottocosto

Agricoltura, legge su stop alle vendite sottocosto

La proposta, presentata alla Camera, vuole fissare multe fino a 50mila euro per i trasgressori.
Stop alle aste elettroniche a doppio ribasso per l’acquisto di prodotti agricoli e agroalimentari, con multe fino a 50 mila euro per i trasgressori. È l’obiettivo di una proposta di legge presentata nei giorni scorsi alla Camera, a prima firma di Susanna Cenni (Pd), su etichettatura, tracciabilità e divieto di vendita sottocosto dei prodotti agricoli e agroalimentari. La legge intende regolamentare la vendita sottocosto dei prodotti alimentari freschi e deperibili, passando anche da misure di sostegno alle imprese virtuose che promuovono filiere etiche di produzione.
La scorsa settimana si è concluso l’esame della proposta di legge in commissione agricoltura, con l’approvazione di alcuni emendamenti sul nuovo testo base, quello predisposto dalla relatrice Chiara Gagnarli (M5s) e adottato dalla commissione dopo l’incardinamento della proposta di legge. Il testo è stato quindi trasmesso alle altre competenti commissioni della Camera per acquisirne il parere, dopo di che inizierà l’iter verso l’approvazione definitiva.
Tra i contenuti principali del testo c’è la regolamentazione della vendita sottocosto dei prodotti alimentari freschi e deperibili: la proposta di legge prevede che, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, il governo modifichi il regolamento sulle vendite sottocosto, il dpr 218 del 2011, prevedendo che la vendita sottocosto di prodotti alimentari sia ammessa esclusivamente se si registra “dell’invenduto a rischio deperibilità”, ovvero merce fresca e deperibile non venduta poco tempo prima della chiusura, “o nel caso di operazioni commerciali programmate e concordate in forma scritta”.

Agricoltura, PSR fermi al palo: restano 1,5 miliardi di euro da spendere

Agricoltura, PSR fermi al palo: restano 1,5 miliardi di euro da spendere

L’Italia rischia di perdere per sempre 1,5 miliardi di euro destinati all’agricoltura, se non li spenderà entro il prossimo dicembre. A lanciare l’allarme è l’ultimo rapporto della Rete Rurale Nazionale, che ancora una volta denuncia le lentezze della nostra macchina burocratica in merito ai fondi PSR.
Dall’inizio della programmazione di spesa dei Piani di sviluppo rurale regionali 2014-2020, le Regioni italiane hanno speso tra fondi comunitari e cofinanziamento nazionale solo il 30% dei fondi disponibili. A fare meglio sono Trentino Alto Adige, Veneto, Sardegna, Calabria e Molise, mentre le peggiori (cioè quelle che hanno speso meno di un quarto dei fondi disponibili) sono Sicilia, Campania, Lazio, Basilicata, Liguria, Abruzzo, Puglia e Marche. Le altre restano nella media del 30% – che è comunque troppo poco, poiché c’è ancora una montagna di euro da spendere che potrebbe fare comodo a tanti agricoltori.
Il report di Rete Rurale evidenzia anche le misure PSR più gettonate e quelle che invece non hanno avuto domande di finanziamento. Tra queste ultime ci sono proprio quelle che avevano il compito di dare un nuovo impulso al nostro sistema agricolo, ovvero le misure destinate all’aggregazione, alla formazione e all’innovazione.

Agricoltura, slitta l’obbligo per la revisione di trattori e macchine

Agricoltura, slitta l’obbligo per la revisione di trattori e macchine

Il Ministero delle infrastrutture, di concerto con quello dell’agricoltura, ha prorogato i termini per la revisione obbligatoria dei trattori agricoli. È quanto emerge dal nuovo calendario sulla revisione periodica delle macchine agricole, pubblicato in Gazzetta ufficiale lo scorso 21 giugno.
Queste le nuove scadenze:
  • per le macchine agricole e operatrici immatricolate entro il 31 dicembre 1983, la revisione è fissata entro il 30 giugno 2021;
  • per le macchine agricole e operatrici immatricolate dal 1° gennaio 1983 al 31 dicembre 1995, la scadenza è entro il 30 giugno 2022;
  • per le macchine agricole e operatrici immatricolate dal 1° gennaio 1996 al 31 dicembre 2018, la revisione va fatta entro il 30 giugno 2023;
  • per le immatricolazioni dopo il 1° gennaio 2019 la revisione deve avvenire al quinto anno entro la fine del mese di prima immatricolazione.
La revisione obbligatoria dei trattori e delle macchine agricole è scattata nel 2016, ma per essere attuata era necessario varare una ulteriore disciplina tecnica per la quale sono trascorsi i termini prefissati, in quanto i tecnici dei ministeri hanno evidenziato una serie di difficoltà. Di conseguenza, al fine di evitare sanzioni per il mancato rispetto dei termini, il governo ha deciso di prorogare la scadenza per la revisione obbligatoria.

Prodotti fitosanitari e patentino: parliamo dei distributori e dei rivenditori

Prodotti fitosanitari e patentino: parliamo dei distributori e dei rivenditori

Ecco gli adempimenti per ottenere l'abilitazione all'esercizio della vendita dei prodotti fitosanitari

I distributori e i rivenditori di prodotti fitosanitari e assimilati devono possedere il certificato di abilitazione della durata di cinque anni
Secondo l'ultima indagine pubblicata nel 2017, in Italia ci sono quasi seimila rivendite di prodotti fitosanitari e al 2015 risultano essere stati rilasciati 10.228 certificati di abilitazione alla vendita (l'abilitazione è individuale e quindi ogni addetto alla vendita di prodotti fitosanitari deve averla). Anche se i controlli effettuati nel 2017 hanno dato risultati incoraggianti (il 98.9% degli operatori era in regola con l'abilitazione), le multe, che vanno dai 5mila ai 20mila euro, impongono di non abbassare mai la guardia su questo adempimento, indispensabile per la professione.
 

Cosa dice la norma

I certificati per l'abilitazione alla vendita dei prodotti fitosanitari sono rilasciati dalle regioni e dalle provincie autonome, sono validi su tutto il territorio nazionale e vanno rinnovati ogni cinque anni. Il rilascio avviene dopo aver frequentato un corso di 25 ore, più lungo di quello rivolto agli utilizzatori, e può anche essere effettuato in modalità "formazione a distanza". Per il rilascio dell'abilitazione occorre superare un esame finale consistente in una serie di domande a risposta multipla sulla normativa vigente in materia, le caratteristiche dei prodotti fitosanitari e i loro effetti indesiderati. Come nel caso degli utilizzatori, i possessori di diploma di istruzione superiore di durata quinquennale o di laurea, anche triennale, nelle discipline agrarie e forestali, biologiche, naturali, ambientali, chimiche, farmaceutiche, mediche e veterinarie non hanno obbligo di frequenza, necessaria invece per i corsi di aggiornamento (della durata di almeno 12 ore) indispensabili al rinnovo dell'abilitazione che scade dopo cinque anni.
 

Corsi online

La norma consente di frequentare i corsi anche in modalità "Fad" (formazione a distanza) utilizzando applicazioni messe a disposizione da organizzazioni professionali e amministrazioni regionali. L'esame non può ancora essere condotto online, anche se la tipologia di domande a risposta multipla e la disponibilità di tecnologie per controllare l'identità degli utenti collegati e impedire loro di consultare "pizzini" o motori di ricerca forse consentirà un giorno di sostenere anche l'esame da remoto. Per adesso è necessario recarsi fisicamente nella sede dell'esame e provare le relative emozioni.
 

I costi

Il corso online organizzato da Compag costa poco più di 300 euro per il rilascio e poco più di 200 euro per il rinnovo, mentre sono moltissimi gli enti di formazione che somministrano corsi tradizionali, dai costi analoghi, cui vanno aggiunte le spese per l'esame e le marche da bollo (immancabili: 16 euro ciascuna).
 

Altri adempimenti

Un aggiornamento sugli altri adempimenti dei titolari di rivendita relativo alle caratteristiche dei locali e alla loro dotazione verrà pubblicato prossimamente. Stay tuned!
 

Approfondimenti per studiosi, addetti ai lavori o semplicemente curiosi

  • Decreto legislativo 14 agosto 2012, n 150 Attuazione della direttiva 2009/128/Ce che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi.
  • Decreto 22 gennaio 2014 Adozione del Piano di azione nazionale per l'uso sostenibile dei prodotti fitosanitari, ai sensi dell'articolo 6 del decreto legislativo 14 agosto 2012, n. 150 recante: «Attuazione della direttiva 2009/128/Ce che istituisce un quadro per l'azione comunitaria ai fini dell'utilizzo sostenibile dei pesticidi».

Cambiamenti climatici, allarme Onu per il futuro di sicurezza alimentare e agricoltura

Cambiamenti climatici, allarme Onu per il futuro di sicurezza alimentare e agricoltura

Il nuovo rapporto degli scienziati dell'Ipcc: gli effetti incidono su calo della produzione, aumento dei prezzi, qualità e disponibilità del cibo

La sicurezza alimentare sarà sempre più colpita dai cambiamenti climatici con diminuzione delle rese produttive, aumento dei prezzi, diminuzione della qualità nutrizionale degli alimenti, interruzioni delle filiere alimentari. Assisteremo a effetti diversi in diversi paesi, specialmente nelle regioni tropicali, ma gli impatti più drastici colpiranno gli Stati dove vivono le popolazioni più povere del pianeta, in Africa, Asia, America Latina e nei Caraibi.

Questo l’allarme lanciato dall’ultimo rapporto dell’Ipcc (il panel di scienziati che studiano il clima su mandato dell’Onu) "Cambiamenti climatici e territorio" in cui viene messo in evidenza anche come l’Italia, essendo al centro del Mediterraneo, si trovi in una delle aree più esposte agli impatti del clima che cambia. E tra pochi giorni, anche questi argomenti, saranno il cuore del vertice sul clima delle Nazioni Unite a New York.

Quello che servirebbe – viene spiegato dal nuovo report - è un’azione coordinata per affrontare i cambiamenti climatici, e migliorare la situazione generale e contemporaneamente il territorio, la sicurezza del cibo e dell’alimentazione, e aiutare a ridurre il numero delle persone che al mondo ancora oggi soffrono la fame. I cambiamenti climatici interessano i quattro pilastri della sicurezza alimentare: la disponibilità (produzione e resa), l’accesso (prezzi e capacità di ottenere cibo), l’utilizzo (nutrizione e cucina) e la stabilità (interruzioni della disponibilità).

Sulle emissioni di CO2 i settori che hanno a che fare con il territorio (agricoltura, foreste e altri usi del suolo) sono responsabili del 23% delle emissioni totali, una cifra che arriva al 37% se si includono i processi di trattamento dei prodotti alimentari. L’offerta di cibo pro-capite è aumentata del 30%, le risorse idriche impegnate per irrigazione sono aumentate del 100%, mentre dell’800% è cresciuto l’uso di fertilizzanti, e le aree naturali convertite in agricoltura sono 5,3 milioni di chilometri quadrati, corrispondenti a poco meno della superficie di tutta l’Europa continentale (esclusa la Russia europea) con un consumo idrico per l’irrigazione pari al 70% del consumo umano totale di acqua dolce. Allo stesso tempo, lo spreco alimentare pro capita è aumentato del 40% e corrisponde attualmente al 25-30% del cibo prodotto, che contribuisce all’ 8–10% delle emissioni del sistema alimentare.

Le emissioni sono prevalentemente dovute alla deforestazioneparzialmente compensate da imboschimenti e rimboschimenti e da altri usi del suolo. L’agricoltura è responsabile di circa la metà delle emissioni di metano indotte dall’uomo ed è la principale fonte di protossido di azoto, due gas ad effetto serra molto potenti. La biosfera terrestre assorbe quasi il 30% delle emissioni antropogeniche di CO2 grazie ai processi naturali.

L’aumento delle temperature però sta influenzando la produttività agricola a latitudini più elevate, aumentando le rese di alcune colture (mais, cotone, grano, barbabietole da zucchero), mentre rese di altre colture (mais, grano, orzo) sono in calo nelle regioni a latitudine inferiore.
Il riscaldamento, aggravato dalla siccità, ha causato una riduzione della produttività nell’Europa meridionale. Il cambiamento climatico sta minacciando la sicurezza alimentare nelle zone aride del Pianeta, in particolare in Africa, e nelle regioni montuose dell’Asia e del Sud America. In futuro il cambiamento climatico avrà un ulteriore impatto sulla resa agricola, la qualità e l’offerta di cibo, con un possibile aumento dei prezzi alimentari. E’ previsto un aumento fino al 23% per il 2050 rispetto agli scenari senza cambiamento climatico.

Se da un lato un aumento contenuto della concentrazione della CO2 atmosferica potrebbe migliorare la produttività delle colture, dall’altro diminuisce la qualità nutrizionale di alcuni alimenti (per esempio, il grano coltivato a concentrazioni di CO2 in atmosfera maggiori di circa il 32-42% rispetto alle attuali si può avere il 5,9-12,7% di proteine in meno, 3,7–6,5% in meno di zinco e 5,2–7,5% in meno di ferro).
In questo contesto, fattori climatici contribuiscono a mettere sotto stress il sistema, con conseguenti influenze sulla sicurezza alimentare, e cioè sulla capacità delle persone, a livello globale, di avere disponibilità di cibo, di poterlo utilizzare, di potervi accedere in maniera stabile e costante.

Comportamenti che incidono sulle abitudini alimentari, ossia sulle diete possono avere un impatto considerevole sulle emissioni di gas serra. Riducendo il consumo di carne, in particolare carne rossa, e di latticini ai livelli definiti dall’Organizzazione mondiale della sanità possiamo fare molto per contenere i cambiamenti climatici e migliorare le condizioni di salute. Tra le varie diete considerate dagli scienziati dell’Ipcc, la dieta mediterranea è una delle più virtuose.
Per questo, viene messo in evidenza dal report, l’agricoltura sostenibile e i piani di adattamento ai cambiamenti climatici possono essere il motore per un settore produttivo di qualità, con al centro come protagonisti il cibo, le abitudini alimentari, l’uso sostenibile del suolo.

Vendemmia, in Puglia si prepara un'ottima annata

Vendemmia, in Puglia 2019 si prepara un'ottima annata

Secondo Coldiretti, nonostante le bizze del clima e alcune anomalie, la produzione complessiva sarà in linea con quella degli ultimi anni e vedrà una qualità elevata. 

Entra nel vivo la vendemmia in Puglia e le previsioni di Coldiretti Puglia sono improntate all'ottimismo: “A dispetto del clima impazzito dei mesi scorsi e facendo i debiti scongiuri rispetto all’andamento climatico delle prossime settimane, le previsioni 2019 sono ottime, con una produzione quantitativa nella norma qualità straordinaria e una vendemmia che produrrà tra i e i 10 milioni di ettolitri di vino" afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia.

“Nutriamo forti aspettative – continua - considerato che l’export è cresciuto in valore di un ulteriore 6,7% nel 2018, con un aumento del 5% per i vini Doc, per le Igp del 4% e del 6% per gli spumanti”.

La mappa delle stime di Coldiretti Puglia - provincia per provincia - conferma l’annata vendemmiale positiva: produzione in calo tra il 15% ed il 20% rispetto al 2018 in Valle d’Itria - la porzione di Puglia centrale a cavallo tra la città metropolitana di Bari e le province di Brindisi e Taranto -per l’andamento climatico anomalo; in provincia di Foggia la produzione invece sarà in linea con le medie storiche; in Salento nell’area del Negroamaro si stima un calo del 15% a causa del clima pazzo e degli sbalzi termici, mentre invece si segnala un lieve calo nelle province di Bari Barletta-Andria-Trani che non dovrebbe superare il 5%.

“Nelle vigne c’è grande ottimismo. Dopo una primavera più fredda del consueto, che ha influenzato germogliamento e fioritura, maggio e giugno con piovosità sopra la media, e il maestrale e la tramontana perduranti da più di 30 giorni hanno garantito finora una vendemmia di straordinaria qualità, ma con punte di calo del raccolto tra il 15 e il 20 per cento in Salento, mentre a Bari e Foggia le quantità sono assolutamente coerenti con la media storica" spiega Gianni Cantele, responsabile del settore vitivinicolo di Coldiretti Puglia.
"Le prime uve bianche hanno cominciato a riempire i serbatoi in cantina con almeno 10 giorni di ritardo rispetto alle ultime 5 vendemmie e l’andamento della raccolta del Primitivo ci consentirà a breve di valutare concretamente le stime e le aspettative sulla vinificazione delle uve nere".
 

Vini di Puglia, un successo decretato dai mercati

La popolarità anche internazionale di eccellenze varietali uniche quali Primitivo, Negroamaro, Susumaniello e Nero di Troia, con il successo di vini Dop quali il Primitivo di Manduria, il Salice Salentino e il Castel del Monte, per citarne solo alcuni, ha fatto del settore vitivinicolo pugliese – continua Coldiretti Puglia - il riferimento per vocazione, capacità di raccontare e promuovere il territorio, innovazione e grande propensione all’internazionalizzazione.

Grande exploit della Puglia dei rossi, degli spumanti e - in particolare - dei vini rosati che in 3 anni registrano un balzo record del +122%, rappresentando il 40% della produzione nazionale totale dei rosè con oltre 1 milione di bottiglie l’anno. In sintesi quasi 2 bottiglie su 4 di rosato made in Italy è pugliese e sempre i rosati fanno registrare una crescita dei consumi superiore al 13%, registra Coldiretti Puglia.

Sotto il profilo occupazionale, è la provincia di Foggia la seconda in Italia per ore di lavoro create nel settore del vino. Il Puglia Igt crea 16,5 milioni ore di lavoro all’anno, riferisce Coldiretti Puglia, subito dopo il Montepulciano d’Abruzzo Doc.
L'organizzazione segnala il ruolo del settore vitivinicolo per l’economia e il lavoro nel Mezzogiorno e in Puglia, con un altro vitigno pugliese al decimo posto della top ten nazionale, il Castel Del Monte Doc, con 9,4 milioni di ore lavorate nella provincia di Bari.

Grande successo anche del biologico, dove 1 ettaro su 8 di vigneto è biologico in Puglia, la seconda regione italiana con 10900 ettari nel segmento del vino bio.

mercoledì 10 luglio 2019

PROCESSO TRIBUTARIO TELEMATICO: dal 1 luglio 2019 diventa obbligatorio, possibile l’udienza a distanza


PROCESSO TRIBUTARIO TELEMATICO: dal 1 luglio 2019 diventa obbligatorio, possibile l’udienza a distanza
Necessaria la registrazione al Sigit, il PTT resterà facoltativo solo per le liti che non superano il valore di 3.000 euro
Il 1 luglio 2019 entra ufficialmente in vigore il nuovo processo tributario telematico (PTT), introdotto dal Decreto Fiscale (d.l. n. 119 del 23 ottobre 2018) con la modifica dell’art. 16. Tale norma ne sancisce l’obbligatorietà per i giudizi instaurati in primo e secondo grado, con ricorso o/e appello notificato a decorrere dal 1 luglio 2019, salvo circoscritte eccezioni. La costituzione telematica consente alle parti processuali di effettuare in modalità telematica il deposito dei ricorsi e degli altri atti processuali presso le Commissioni tributarie, accedere al fascicolo processuale informatico del processo e consultare tutti gli atti e i provvedimenti emanati dal giudice. E’ stato introdotto, in primis, per abbattere ulteriormente i costi della giustizia, ma anche per migliorare la qualità dei procedimenti con l’introduzione di strumenti snelli ed efficienti. Sono infatti diverse le novità che il nuovo PTT porta con sé.

NOVITA’ PRINCIPALI

L’udienza a distanza

La più importante, o comunque quella decisamente dal maggior impatto, è la possibilità, data alle parti, di partecipare a distanza all’udienza pubblica. Una novità assoluta introdotta dal comma 4 dell’art. 16 che disciplina la possibilità per funzionari pubblici, professionisti e contribuenti di prendere parte alla pubblica udienza in videoconferenza. Su istanza di una delle parti, la discussione potrà avvenire in remoto, con un collegamento audiovisivo tra l’aula della Ctp o Ctr, ove sono riuniti i giudici, e il luogo del domicilio indicato dall’istante. Tale richiesta deve però avvenire tempestivamente, avanzandola nel ricorso o nel primo atto difensivo. Il collegamento dovrà instaurarsi con modalità tali da assicurare reciproca visibilità delle persone presenti in entrambi i luoghi e la possibilità di ascoltare chiaramente quanto viene detto.
Deposito di copie analogiche
Le parti in causa, inoltre, hanno l’opportunità di portare in giudizio copie analogiche di atti originali in loro possesso o dotarsi di copie di provvedimenti presenti nel fascicolo informatico, comprovandone la conformità ai sensi del D.Lgs. n. 82/2005. Analogo potere di attestazione di conformità è esteso, anche per l’estrazione di copia analogica, agli atti e ai provvedimenti presenti nel fascicolo informatico, formato dalla segreteria della Commissione tributaria, o trasmessi in allegato alle comunicazioni telematiche dell’ufficio di segreteria.

Per usufruire del Processo Tributario Telematico, è necessaria l’iscrizione, da parte tanto dei soggetti privati quanto dei professionisti, al Sistema Informativo della Giustizia Tributaria (SIGIT). Al momento della registrazione verrà chiesto di compilare un form con i dati anagrafici, indirizzo Pec, documento digitale siglato con firma digitale e l’istanza di registrazione tramite firma digitale. Dopo l’iscrizione sarà possibile accedere a tutte le funzionalità che riguardano il deposito del processo telematico.

Prima di accedere alle funzionalità del PTT, è necessaria la preventiva notifica del ricorso/appello alla controparte a mezzo PEC e l’acquisizione delle relative ricevute di accettazione e di avvenuta consegna. Le funzionalità del PTT permettono di depositare i ricorsi in modalità telematica. I dati relativi al procedimento sono inseriti mediante la compilazione a schede. Il ricorso ed ogni altro atto processuale, in forma di documento informatico, devono rispettare dei requisiti specifici, quali ad esempio il formato PDF/A-1a o PDF/A-1b.

LE ECCEZIONI

Il processo tributario telematico ha vissuto una prima fase di “collaudo” di circa due anni, all’interno della quale le parti avevano la facoltà di scegliere se utilizzare lo strumento informatico o meno. Ovviamente dal 1 luglio sarà obbligatorio depositare telematicamente atti e documenti presso le Commissioni tributarie provinciali e regionali. Tuttavia l’abolizione del deposito della documentazione cartacea non sarà totale, in quanto il PTT resterà facoltativo solamente che per i contribuenti che decidono di stare in giudizio senza l’assistenza di un difensore abilitato, cosa possibile solo per liti che non superano il valore di 3.000 euro.